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"Deep Purple Tribute" non deve far pensare ad una pedissequa ed asettica riproposizione dei brani della mitica "British Band" che ha spadroneggiato sui palchi di tutto il mondo negli anni 70, al contrario, in perfetto allineamento con il "credo" dei nostri eroi, le esibizioni degli IN ROCK sono uniche, in quanto la band si diverte ad improvvisare sul palco interpretando, e non semplicemente riproponendo, i loro pezzi più famosi, facendoli brillare di luce propria grazie alla freschezza dell'interpretazione ed all'esecuzione "senza rete", con le funamboliche prestazioni del blackmoriano Giancarlo Saiu con la sua Fender Stratocaster "sunburst" ben coadiuvato da Alessio "Gillan" Solinas, dal roccioso Valerio Cuccu alla batteria, da Efisio "clock" Medda al Jazz-Fender e "Lord" Marco Cossu all'Hammond, che coerentemente con il "vero" Jon Lord dispensa prestazioni "classicheggianti" in abbondanza...
Tutti i brani proposti in scaletta sono stati abbondantemente "arrangiati" senza per questo perdere la loro identità, in quanto lo stile non è stato travisato e qualunque svisata viene eseguita istintivamente in chiave "Profondo Porpora" quasi che sul palco ci fossero i veri Deep Purple e non i loro emuli!...La risposta del pubblico è spontanea, immediata e senza distinzioni di età e, credetemi, vedere dei sessantenni che, in piedi, battono le mani cantando "smoooooke on the water" fianco a fianco con diciottenni entusiasti fa veramente venire i brividi...
È interessante capire come si arriva alla stesura definitiva del brano che viene riproposto. Gli IN ROCK partono sempre dal brano originale, quello "da studio", che viene analizzato per assimilare la successione delle strofe, gli stacchi, le parti soliste e la durata complessiva. In un secondo tempo vengono esaminate sistematicamente le diverse versioni "live" dello stesso brano, rilevandone le differenze sostanziali che sono perlopiù la durata e gli "assolo" che i Purple (specialmente Blackmore e Lord) diversificano ad ogni nuovo concerto, a volte dilatandoli a dismisura oppure cambiando l'ordine di esecuzione. Anche le parti vocali vengono spesso reinterpretate da Gillan che fa sfoggio di grande fantasia e musicalità proponendo decine di interpretazioni diverse dello stesso brano. Dopo quest'ultima analisi ogni musicista ha certamente preso in simpatia un solo, uno stacco, l'introduzione classicheggiante o il finale pirotecnico di una particolare versione "live" e, alle successive prove, il tutto viene assemblato e condito anche con spunti personali "in tema". L'esecuzione viene registrata e se ne studia l'effetto per capire se lo "spirito" dei Deep Purple è presente... Naturalmente sono numerosi i pezzi che vengono riproposti senza reinterpretazioni come ad esempio Fireball, Highway star, Never before, Wasted sunsets, Might just take your life, Woman from Tokyo, Into the fire, Hush, Perfect strangers, Demon's eye, Maybe I'm a leo ecc.
Bisogna precisare, comunque, che le parti fondamentali che hanno reso famoso un brano, quelle che ci permettono di riconoscerlo fin dalle prime battute, non vengono cambiate proprio per evitare che lo stesso possa essere "snaturato" da un arrangiamento troppo radicale.
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